L’alimentazione

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Ho trovato sulla rivista “La cucina italiana” una dissertazione dal titolo “Breve storia dell’alimentazione in Europa e in Italia” che mi fa piacere segnalare. Senza pretese di esaustività, viene condotta una breve analisi storica sulla cucina, che significa anche evoluzione gastronomica, interessante nella sua essenzialità. Non ho per ora trovato di meglio in Internet nemmeno nella famosissima Wikipedia e spero vivamente che non sia in futuro eliminata.

Credo che lo scritto esprima bene l’approccio al “cucinare” come fatto culturale, ma anche come atto quotidiano spogliandolo dagli orpelli idealistici.  Non ho veramente idea di chi sia l’autore, ma per quanto possa valere l’opinione di uno sconosciuto come il sottoscritto spero che un giorno gli giungano i miei complimenti. Per ora vi invito a cliccare il link e leggere sino alla fine la breve monografia.

Artusi

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“La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene” è considerata una bibbia nel campo gastronomico. Giusto o sbagliato che sia considerarla tale resta comunque un buon punto di partenza per tutta una serie di indicazioni, consigli e ricette. Trovate in Rete siti e blog di tutti i generi che moltissime volte richiedono la registrazione per scaricare il libro. Non c’è assolutamente bisogno di nessun tipo di registrazione, il libro è fruibile liberamente e gratuitamente.

Nei “links consigliati” potrete scaricarne direttamente il formato pdf

Il ministro frigge la politica?

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Pensai al titolo “cucina politica” per questo blog oltre due mesi or sono, ma non volendo replicare il titolo di altri blog cercai informazioni sulla Rete per verificare. Nel corso della ricerca m’imbattei nella citazione di un grande genio contemporaneo: il ministro Brunetta.

La citazione suona così “cucinare è come fare politica.” Non vorrei paragonarmi a cotanto genio, ma credo che le cose stiano esattamente al contrario.

Quindi direi – fare politica è come cucinare. –

La cosa è ben diversa. D’altronde un antico “collega” del nostro ministro, Lao Tse, afferma nel Tao te Ching che “governare è come friggere pesciolini” e non che friggere pesciolini è come governare.

L’affermazione ha un senso ben diverso e il senso sfugge o addirittura si annulla nel secondo caso. Sono in molti a sapere come si friggono pesciolini (anche se non tutti quelli che friggono pesciolini sanno friggerli a regola d’arte) e sono pochissimi a sapere come si governa (e non tutti coloro che governano sanno come governare).

Riusciamo a cogliere l’importanza del saper governare proprio attraverso l’esperienza che abbiamo del friggere pesciolini: immaginate l’affermazione al contrario. Comunque provate a girare e rigirare i pesciolini mentre sono nell’olio e vi accorgerete dell’insegnamento che Lao Tse intendeva trasmettere.

Ma Brunetta è un genio, stando a quanto da lui stesso dichiarato intendeva prendere il premio Nobel dell’economia, e ha preferito rovesciare la logica. Se qualcuno riesce a fornirmi un senso all’affermazione “cucinare è come fare politica.”  gliene sarò grato. D’altronde se, p. es, vogliamo dire che in cucina si cerca di non fare sprechi, si cerca di capire i gusti degli invitati, si cerca di equilibrare innovazione e tradizione allora è proprio idiota dire che questo si desume dall’esperienza della realtà politica. Ha senso, invece, servirsi della cucina come metafora in politica. Giusto come affermava l’antico suo “collega” Lao Tse (che penso sobbalzi nella tomba ogni volta che lo cito affianco al nostro contemporaneo ministro).

Benvenuti

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Questo blog non vuole essere né un ricettario né una scuola di cucina virtuale. Non troverete filmati, foto sofisticate o autocelebrazioni delle proprie gesta eroiche davanti ai fornelli. Sapendo cucinare abbastanza bene e avendo avuto modo di acquisire una certa esperienza mi diverte semplicemente trasmettere qualcosa agli altri.

Troverete consigli e ricette sparsi, buttati alla rinfusa come in un cassetto di casa. A volte il bigliettino della ricetta sarà ingiallito dal tempo, a volte sarà una bozza con un’idea originale…dipende. L’attenzione sarà rivolta soprattutto alla semplicità, ma non essendo la semplicità sinonimo di spontaneità, come naturale non è sinonimo di elementare, potrebbero capitare appunti su piatti apparentemente complessi.

Come tutti i fenomeni artistici e culturali nella società dello spettacolo l’apparenza è quello che conta, una continua esaltazione di cibi e ricette trite e ritrite sono proposti e riproposti su tutti i media in modo diverso puntando all’effetto scenico, dovuto, il più delle volte, ai colori, ma la “sostanza” è sempre quella.

Cercherò di evitare questa “mistificazione” consapevole di ripetere cose ritrovabili in centinaia di blog e anche consapevole di cadere dalla padella alla brace…è proprio il caso di dirlo. Insomma, oltre ad essere cose note non ci sarà nemmeno il godimento per l’eccentricità della presentazione.

La cosa più originale, forse, saranno i commenti.

La convinzione di chi scrive, giusta o sbagliata che sia, è che il modo di nutrirsi, gli alimenti utilizzati ed anche l’estetica, e in generale tutto ciò che è cultura gastronomica o tradizione cucinaria, che comprende tecniche, metodi o regole, dipendono strettamente dal sistema sociale, economico e culturale. Direi che il modo di nutrirsi è un po’ come il modo di produzione: è determinato storicamente.

Non credo all’equazione povero=bello e non credo quindi che la cucina povera debba essere preferibile.

Non è vero che la cucina regionale, partendo dall’idea che abbia origine dalla tavola proletaria, sia la migliore.

Ma sono altrettanto convinto che molte delle innovazioni culturali introdotte nel nostro modo di nutrirsi o di stare a tavola siano soltanto, per dirla proprio chiaramente, delle stronzate.

Il cibo è un prodotto sia inteso come risultato della produzione di una ricetta sia come prodotto culturale (o economico in senso generico) e per la maggior parte siamo tutti utilizzatori finali, gli sfruttatori stanno altrove.