Strudel di mele


Quantità per un Kg. di mele pulite
Non perdete tempo a cercare ricette diverse, altrimenti che scrivo a fare (?), questa è la migliore e più tradizionale.

Per l’impasto circa 200 gr. di farina 00. La farina non è tutta uguale cambia la capacità di agglutinare, quindi la quantità di acqua dipenderà dalla farina che avrete a disposizione. Se è una farina che agglutina poco dovrete stare attenti a usare un po’ meno acqua.

Eh già…e come faccio a riconoscere una farina agglutinante da una che lo è meno? Lo saprete dopo aver sbagliato almeno una volta. Se l’impasto tenderà a stracciarsi quando lo stenderete e siete stati attenti alle dosi significa che la seconda volta metterete un po’ meno acqua. Semplice no?

Allora 200 gr. di farina, 1 uovo (medio 55/60 gr.), 40gr. di burro (chiarificato meglio ancora), 1/10 di lt. d’acqua, qualche goccia di limone o di aceto, qualche pizzico di sale. Lasciate riposare almeno un paio di ore l’impasto altrimenti non riuscirete mai a “tirarlo”. Giunto il momento tiratelo col mattarello sino ad un certo punto, dopodiché prendete un canovaccio e cospargetelo di farina, la sfoglia andrà sempre tenuta sul canovaccio infarinato. Allargate la pasta con col dorso delle mani non deve risultare troppo trasparente, ma perché lo strudel risulti leggero deve essere abbastanza sottile.

Il lavoro più difficile è fatto, il resto lasciate che si diverta qualcun’altro.
Tagliate le mele a fettine unite un po’ di uvetta e della frutta secca, possono essere mandorle, pinoli (sarebbero preferibili) o noci, 100 gr. di zucchero, cannella in polvere. Potrete aggiungere un po’ di rhum o simili, diciamo mezzo bicchierino, ma non è essenziale, dipende se preferite un gusto più deciso. Lasciate macerare in un colapasta un paio d’ore.

Stesa la pasta fate sciogliere almeno 50 gr. di burro. Cospargete la sfoglia con qualche manciata di pangrattato, versate in modo uniforme il burro fuso e ammucchiate lungo il centro le mele senza aggiungere il liquido perso nella macerazione.

Per avvolgere lo strudel aiutatevi col canovaccio senza più toccare la sfoglia. Spennellate di uovo sbattuto e mettete inforno preriscaldato una mezz’ora. Come sempre dipende dal forno. Il colore non deve essere da pane tostato, ma leggermente nocciola. Cospargete di zucchero a velo.

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Dell’abbinamento vini/cibo


Nelle ricette su questo blog non trovate, almeno nella quasi totalità dei casi, abbinamenti con vini per diversi motivi, e vale la pena, credo, fare qualche osservazione in proposito.

Motivo principale è la difficoltà di individuare l’abbinamento perfetto per ogni piatto per un non-esperto qual è il sottoscritto. Ma volendo si potrebbe anche copiare da alcune fonti serie e attendibili. Tra l’altro se è vero che l’abbinamento non è scientifico perché dipende dai gusti e dalla cultura personale è vero, però, che posti a tutela di chi legge tali premesse, si potrebbero dare comunque indicazioni ragionevoli: Il pesce con i bianchi, le carni con i rossi ecc..D’altronde come non consiglieremmo mai un barbera con un branzino e un chianti con uno zabaglione, perché chiunque penserebbe che chi scrive è uscito di senno, parrebbe abbastanza semplice discernere degli accostamenti nel “senso comune”.

La faccenda, però, non è così semplice. Non tutti sanno, per esempio, che con il roast-beef è consigliato il vino bianco così come per i salumi. Ecco perché di norma con fave e salame nelle fonti tradizionali viene indicato il bianco. Personalmente dissento da questi suggerimenti. Le fave e salame sono buonissime con un vino rosso non troppo corposo e dal sapore un po’ fruttato, ma lieve come il Rossese (tipico della Liguria).
Col roast-beef preferisco bere il vino rosso: anche in questo caso il vino non deve essere troppo deciso e speziato. Un Freisa potrebbe andare abbastanza bene e forse anche un Bardolino.

Non è vero che in assoluto non si possano accostare vini rossi al pesce: dipende dal pesce e dal vino. Così come non è detto che con gli antipasti si sia costretti a suggerire un vino bianco.
Il mio consiglio è provare e sperimentare. Può darsi che dall’abbinamento ne esca una schifezza, basta provare a bere un barbera dopo gli gnocchi al pesto, ma potremmo anche scoprire qualcosa di particolare.
Piuttosto facciamoci consigliare dal rivenditore. In quelle macchine da guerra del consumo che sono i supermercati in questi ultimi anni è stato introdotto un reparto dei vini di buon livello con sommelier molte volte ben preparati.

Altro suggerimento; non andate alla ricerca di vini alla moda, cercate tra quelli del vostro territorio. E non prendete per buona la storia che – chi se lo fa da sé è meglio. In effetti le tecnologie a disposizione e gli sviluppi avvenuti nel settore enologico in questi ultimi anni permettono di produrre vini “decenti” a prezzi contenuti.
Un prezzo che si aggira attorno ai 5€ non è eccessivo, se abbiamo degli amici a pranzo non propiniamogli aberrazioni da 2€. Se teniamo d’occhio il reparto vini a volte troviamo delle offerte al 50%, un buon vino che a prezzo intero costerebbe 8€ potremmo trovarlo a4€ e direi che per un’occasione speciale si possano spendere, a meno che non siate precari, ma in questo caso vi conviene farvi invitare a pranzo.

Questi consigli sono ovviamente rivolti a consumatori comuni come sono io, chi può permettersi un Barolo Fontanafredda da 100€ probabilmente non leggera mai questo blog e in ogni caso non ho interesse personale a somministrare indicazioni di sorta.

Ho letto abbastanza di recente articoli che sostengono che qualsiasi bevanda alcolica è cancerogena, e quindi pure il vino, contrariamente a quanto afferma il “barone” Veronesi, che sembra essere presidente onorario di tutte le associazioni possibili oltre che Assobirra, Unione Italiana Vini, ecc.. Non ho simpatia per questo personaggio che pare dispensare giudizi come un padreterno in tutte le occasioni, ma non so nemmeno giudicare che cosa sia vero. Faccio solo una breve riflessione da profano. Ma cosa dobbiamo mangiare o bere per sentirci tranquilli? Risposta? Niente!

Tutto può essere contaminato, che siano radiazioni nucleari, batteri, o altre sostanze tossiche. Tutto è potenzialmente dannoso: gli zuccheri uccidono, il colesterolo pure e qualsiasi sostanza non si sa bene quale effetto possa avere sul nostro organismo.
Tutto questo ha conseguenze anche ideologiche e si moltiplicano movimenti politici e sociali nuovi e il più delle volte sconclusionati e irragionevoli. Il cosiddetto “primitivismo” è tra questi. Ora, lasciatemi fare un’ultima considerazione, è iperbolica lo so, ma è per rendere l’idea con poche parole – ma qualcuno crede davvero che distruggendo tutto e ricominciando da capo si possa salvare il mondo? -.
Posto che il progresso sia reversibile (che non è) quanti miliardi di esseri umani perirebbero e chi? I cattivi? O i più deboli, che forse è più naturale?

Beviamo poco vino e lottiamo contro chi decide la nostra vita, che significa salvare i nostri figli, senza ideologie fiabesche, che è meglio.